Scimmia urlatrice: quali caratteristiche ha? Dove vive? Di cosa si nutre?

La scimmia urlatrice, ovvero l’Alouatta, è diffusa in Sudamerica, ed il suo nome è dovuto ai suoi strilli cacofonici. Ma in quali paesi del continente americano vive? Come vive? Di cosa si nutre? Qui, in questa pagina, si possono trovare varie informazioni.

Le sue caratteristiche

Queste scimmie, a seconda delle loro specie, possono raggiungere, con la coda inclusi, tra i 56 e i 92 centimetri, ed un peso massimo di undici chili. La loro coda prensile ha un’estremità inferiore sensibile e liscia, e viene usata da questo animale per passare da un ramo all’altro, come una sorta di quinto arto.

Il loro mantello è sempre di una tonalità scura, e può essere nera, bruna o rossastra. I maschi, generalmente, sono di un colore uniforme nero, mentre la femmina può avere un mantello giallo opaco, ma ciò varia da specie a specie (se ne classificano otto).

Sono animali sociali e vivono in gruppi, che possono comprendere anche fino venticinque esemplari, se non di più, di cui ci sono più femmine che maschi. Questi ultimo, per marcare il territorio, emettono degli strilli acuti, grazie alla loro laringe ingrossata dalla forma di una conchiglia, che possono essere udite chiaramente anche fino a quasi cinque chilometri di distanza (l’urlo può superare anche i novanta decibel), e per questa loro peculiarità sono note come scimmie urlatrici.

Prima di accoppiarsi, i maschi annusano l’urina delle femmine, per verificare a che punto è del suo ciclo estrale, e se si dimostra disponibile a dei rapporti, sia la femmina che il maschio tirano ripetutamente fuori e dentro la lingua dalla bocca. La gravidanza dura un semestre e le femmine partoriscono un solo cucciolo, di cui si occuperanno fino a due mesi e mezzo, prima di affidarli ai maschi, che potrebbero ancora ucciderli. Diventano sessualmente maturi attorno ai tre o quattro anni, e possono vivere fino a venti.

Il loro habitat e la loro alimentazione

Queste scimmie sono diffuse in Messico ed in molti paesi dell’America del Sud, come il Brasile o la Bolivia, in foreste pluviali. Nonostante siano degli animali poco aggressivi, difficilmente vengono avvicinate dall’uomo, anche perché potrebbero trasmettere la febbre gialla o altre malattie, e non sono animali adatti a vivere in cattività.

Per i Maya erano degli animali sacri, venerati proprio come divinità,  protettori degli artigiani e degli artisti in generale, e compaiono anche nelle storie degli Eroi Gemelli nel Popol Vuh. In un altro mito degli indiani del Sudamerica, vi è una storia in cui questa scimmia viene associata al tapiro (un altro animale sacro).

La loro dieta, è composta in gran parte da foglie fresche (ne mangiano circa due chili al giorno), ma visto che passano due terzi della giornata a riposare, non consumano molta energia e quindi questa dieta si dimostra sufficiente per loro, ma consumano ugualmente anche noci, frutta, gemme e fiori.