Pensioni quota 100: come funziona e quali sono i requisiti

Il raggiungimento dell’età della pensione è un momento sicuramente delicato per tantissime persone: un momento caratterizzato dalla fine di tutta una serie di certezze, tanto economiche quanto sociali, che costringe necessariamente a reinventarsi. Interrompere la vita professionale e tutto ciò che si lega ad essa può infatti essere traumatico per ragioni molto diverse: da una parte la questione degli introiti, che, nella maggior parte dei casi, andranno a diminuire; dall’altra la questione del tempo, che andrà impiegato in maniera nuova e, possibilmente, appagante.

A ciò si aggiunga che spesso le diverse nazioni, Italia compresa, cambiano le carte in tavola dal punto di vista legislativo, andando ad aggiungere ulteriori scossoni. In tal senso nel nostro paese si parla da tempo della famosa “Quota 100”, ovvero dell’ultima riforma del sistema pensionistico nazionale, che permette a milioni di cittadini di anticipare l’età della pensione: una vera e propria inversione di rotta rispetto a provvedimenti precedenti, quali ad esempio la celebre “Riforma Fornero”, che avevano invece aumentato sia l’età minima che la quantità di contributi da versare per potere dire ufficialmente addio al mondo del lavoro.

I punti base di Quota 100

Per tutti i motivi di cui sopra è sicuramente utile provare a spiegare in maniera chiara e concisa come funziona la pensione quota 100, in modo da permettere a chiunque di capire immediatamente se e quando potrà rientrare nei requisiti richiesti. Ebbene, l’appellativo quota 100 fa riferimento proprio ad un numero complessivo di anni che deve raggiungere il cittadino per andare in pensione: da una parte deve avere raggiunto almeno 62 anni di età, dall’altra deve avere versato almeno 38 anni di contributi alla propria previdenza. 62 più 38 fa proprio 100 ed è semplicemente per questo motivo che la riforma viene chiamata proprio “Quota 100”.

Questo tipo di addizione non deve però fare pensare che sia possibile modificare i singoli elementi: per essere chiari, un cittadino di 63 anni di età non potrà contare su uno sconto degli anni di contributi e ne dovrà comunque avere superati 38, raggiungendo una particolare quota “101”. I 38 anni di contributi versati restano infatti obbligatori fino al raggiungimento dei 67 anni di età da parte del lavoratore: solo in questo caso sarà possibile accedere alla classica “pensione di vecchiaia” che invece prevede soltanto 20 anni di versamento di contributi.

Come aderire

La richiesta di pensionamento attraverso quota 100 è possibile durante quattro diverse finestre temporali annue: ad esempio, facendo richiesta durante la finestra del mese di luglio, sarà necessario avere maturato tutti i requisiti richiesti entro e non oltre la fine del mese di giugno. Per aderire alla riforma non è necessario essere un lavoratore statale o anche solo un lavoratore dipendente: quota 100 è infatti disponibile anche per i lavoratori autonomi. Un altro dato interessante riguarda i cosiddetti “contributi figurativi”, ovvero quei contributi che vengono versati durante mesi senza lavoro effettivo, come ad esempio i mesi della maternità. In tal senso, ad oggi è possibile utilizzare fino a 3 anni di contributi figurativi per raggiungere i 38 richiesti, ma è importante sottolineare che questo particolare aspetto potrebbe subire delle modifiche.

I numeri di Quota 100

Secondo gli esperti della materia la riforma quota 100 potrebbe toccare oltre 400.000 italiani, che, nel caso in cui vengano rispettati i requisiti di cui sopra, potranno andare in pensione molto prima del previsto. Una riforma che dovrebbe costare al nostro stato circa 7 miliardi di euro e che, dato sicuramente molto sentito, non dovrebbe comportare alcun tipo di penalizzazione economica per coloro che faranno richiesta. Questo vuol dire che sfruttando la riforma quota 100 si dovrebbe avere diritto esattamente alla stessa pensione prevista secondo la riforma precedente.