Mutatis mutandis: cosa significa e quando viene usato?

L’espressione “mutatis mutandis” è di origine latina, e sta a significare “cambiate le cose che bisogna siano cambiate”, ed oggi ha più di un significato, in diverse lingue.

Usi nelle diverse lingue

In italiano, sta ad indicare delle condizioni che si possono o si vogliono cambiare, nei contesti più diversi. Ad esempio, per come si vuole discutere di un problema per chiarire, o cambiare uno stato specifico.

Nella lingua inglese, questa locuzione latina viene usata in ambito economico, filosofico e concernente il diritto. Il dizionario di Cambridge, presente online, lo ha definito come un termine usato quando si confrontano due o più cose, per dichiarare che sarebbe necessario apportare delle modifiche, tenendo conto delle situazioni, la cui base deve restare la stessa, che è più o meno la stessa definizione che ha dato il dizionario online sul sito de La Repubblica.

Lo stesso dizionario, ha riportato questo esempio: “This complex pattern has been repeated, mutatis mutandis, all over the country”, ovvero “questo complesso è stato ripetuto, mutatis mutandis, in tutto il paese”.

In Colombia, nel 2008, questa espressione è diventata il nome di una rivista digitale, fondata all’interno dell’Università di Antiochia in Medellín, le cui uscite sono a cadenza semestrale, che tratta di filosofia, storia, critica, traduzioni ed appropriazioni teorico-concettuali.

Il suo uso nella letteratura

In campo letterario, queste due parole sono state riprese dal giornalista Giacomo Danesi, come titolo del suo libro, in cui sono raccolte delle frasi e delle sentenze latine. Il titolo completo del libro, in realtà, è “Mutatis Mutandis – Cambiate le mutande”, pubblicato dalle Edizioni Nadir di Ciliverghe di Mazzano (Brescia), che sta ad indicare lo sbocco positivo, curioso e spiritoso con il quale si usano certe espressioni di origine latina, spiegando il legame fra la lingua degli antichi romani e quelle dei loro eredi.

A rendere ancora più spiritoso il tutto, sulla copertina del libro, uscito nel 2011, sono state riportare delle mutande bianche, appese da due mollette, una rossa ed una verde.

Prima di Danesi, anche David Compton, uno scrittore di fiction, scrisse un testo di diciannove pagine, a cui diede lo stesso titolo, e che fu usato nel recital DKBC, del 1967, con Vittorio Gassman e Sylvia Koscina, insieme ad altri testi tratti da Le memorie del sottosuolo, di Fedor Dostoevsky, Una relazione accademica, di Franz Kafka, e L’Innominabile, di Samuel Beckett.

Chi dice che il latino e il greco antico siano ormai due lingue morte, quindi, deve ricredersi, verso che anche una locuzione di due parole, come questa, viene ancora usata largamente.